venerdì 22 ottobre 2010

NIMBY

Gli ammerigani, per dare dignità di fenomeno ad un atteggiamento, gli affibbiano un acronimo.
Not In My Back Yard.
Letteralmente: non nel mio cortile.
Figurativamente: ok, è vero, è una cosa utile, forse anche indispensabile, facciamola. Ma lontano da qui che a me dà noia.

E' un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili.
L'atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale.


Lasciando perdere wikipedia, qualsiasi telegiornale ha una notizia di cronaca locale, politica interna, politica internazionale, o a volte addirittura cronaca nera, che parla di battaglie della popolazione contro qualcosa.
C'è stata la TAV e i centri di smaltimento e stoccaggio scorie radioattive.
Ora ci sono la Tangenziale Esterna Est Milano e le centrali nucleari.
E naturalmente le cave. Anche se dalle nostre parti, visto che il rischio di dissesto idrogeologico è vicino allo zero, le motivazioni del no in questo caso sono puramente di carattere ecologista.

Oggi al telegiornale c'è la discarica di Terzigno per i rifiuti di Napoli.
Politica.
Camorra.
Interessi economici.
E la salute pubblica imbracciata come un'arma.

Io non riesco a prendere posizione.
Ho sempre pensato: non è possibile trovare una soluzione che non scontenti nessuno; è necessario che qualcuno perda in questa battaglia.
Se tutti dicono di no e se io che devo decidere dove dò ragione a tutti, questa cosa non si farà mai. E allora saranno tutti scontenti.

Di una cosa però sono sicuro.
Se a scegliere dove come e quando sono solo i politici, allora la scelta sarà sbagliata.
A scegliere dovrebbero essere i tecnici.
Ingegneri, geologi, naturalisti, biologi.
Perchè a mediare le ragioni della scienza con quelle della politica, la decisione bastarda che ne scaturirà sarà sempre figlia di nessuno.

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